L’adolescenza

La parola adolescenza deriva dal latino, “adolescens”, participio presente di “adolescere” composto da “ad” rafforzativo e “alere” nutrire, ossia “colui che si sta nutrendo”. Con questo termine si intende un processo psicologico di cambiamento che culmina nel raggiungimento della propria identità e il passaggio all’età adulta. In questa fase, acquisire nuovi equilibri è il risultato positivo dei precedenti conflitti vitali che ritmano l’esistenza dei ragazzi; non sempre questi equilibri vengono in modo semplice. Pertanto, l’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da cambiamenti profondi, sia dal punto di vista fisico che emozionale e comportamentale; vi sono delle differenze di genere, per esempio avvengono prima nelle femmine (intorno ai 12 anni) e dopo nei maschi (intorno ai 13 anni), terminando intorno ai 20 anni. Un primo importante cambiamento avviene a livello delle connessioni nervose, mediante un loro sfoltimento, che già era cominciato nella fase della preadolescenza. Si modificano il numero delle interazioni tra le sinapsi, dunque, si avranno meno connessioni cerebrali, ma “più forti e più veloci”, grazie anche ad una progressiva maturazione del sistema nervoso, e di conseguenza, della sostanza bianca. In sintesi, vi sarà un miglioramento dell’efficienza nella trasmissione dei messaggi nervosi. L’ultima parte del cervello a cui lo sfoltimento sinaptico appena descritto conferisce forma e dimensioni adulte, è la corteccia prefrontale che si trova nella parte più anteriore del cervello. Essa è la sede delle cosiddette “funzioni esecutive”, di particolare importanza in diversi compiti cognitivi tra cui a titolo di esempio l’inibizione, il controllo degli impulsi e la valutazione delle conseguenze, tutte abilità complicate per gli adolescenti. In altre parole, l’ultima parte del cervello a maturare è quella coinvolta nella capacità di prendere decisioni ponderate e responsabili. Al contrario, le aree limbiche, intese come quei circuiti deputati alla regolazione emotiva e alle reazioni primitive e istintuali e situate nella parte più profonda e antica del cervello, sono maggiormente attive in questa fase di vita. Inoltre, a complicare il quadro, nel cervello adolescente vi è la presenza di un basso livello di dopamina, a fronte di un alto rilascio, motivo per cui spesso i ragazzi provano noia e ricercano esperienze nuove sempre più eccitanti e capaci di fornire loro forti sensazioni. La discrepanza tra gli aspetti di maturazione cognitiva ed emotiva rende l’adolescente biologicamente più vulnerabile, finchè non avrà completato il processo.

In concomitanza a tutti questi mutamenti, l’adolescente deve far fronte a dei nuovi compiti di sviluppo, ampliando e cambiando i propri ruoli sociali rispetto a quando era un bambino. Si fanno sempre più forti certi bisogni e istinti, tra cui quello di indipendenza e differenziazione, mediante l’aiuto del gruppo dei pari, ma allo stesso tempo, permangono quelli di appartenenza e di sicurezza verso la propria famiglia di origine, seppur sotto nuovi profili. In particolare, inizia a sperimentare un bisogno di attaccamento e cura al di fuori della famiglia stessa, creando nuove relazioni sentimentali con dei partners. Un ruolo importante è giocato anche dal sistema storico e culturale, il quale rinforza o meno certi comportamenti attesi.

Se volessimo delineare un adolescente “tipo”, lo si potrebbe individuare con uno stile relazionale sicuro, che si sa adattare ai vari contesti, ed è in grado di richiedere aiuto e sostegno nei momenti di difficoltà, manifestando la capacità di esprimere il proprio pensiero ed un eventuale dissenso, secondo modalità assertive e di dialogo cooperativo. L’altro viene percepito da questo tipo di ragazzi tendenzialmente come affidabile e disponibile. È presente un’elevata quota di curiosità e ricerca di novità, anche a causa dei fenomeni neuropsicologici precedentemente descritti. Si osserva una normale oscillazione dell’umore e della propria percezione di sé, determinata dal continuo accrescimento di informazioni relative a se stesso, che tuttavia sfocia in una capacità organizzativa interiore sempre più strutturata e complessa. Al contrario, un ragazzo “atipico”, è un ragazzo che sta soffrendo e manifesta malessere psicofisiologico, il quale non riuscirà ad affrontare tutte queste sfide e richieste in modo equilibrato e facile. Si osserveranno delle carenze, dei blocchi,  dei cambiamenti in senso peggiorativo che impattano negativamente sul benessere personale quotidiano del giovane. Pertanto, un’azione preventiva di intercettazione e presa di consapevolezza da parte dell’adolescente e della sua famiglia, aiuterà nel modificare la traiettoria evolutiva successiva del ragazzo.

Bibliografia

·  Hardin, M. G., Schroth, E., Pine, D. S., & Ernst, M. (2007). Incentive‐related modulation of cognitive control in healthy, anxious, and depressed adolescents: Development and psychopathology related differences. Journal of Child Psychology & Psychiatry, 48: 446–454.

Shaw, P., Kabani, N.J., Lerch, J.P., Eckstrand, K., Lenroot, R., Gogtay, N., Greenstein, D., Clasen, L., Evans, A., Rapoport, J.L., Giedd, J.N., Wise, S.P. (2008). Neurodevelopmental trajectories of the human cerebral cortex. Journal of Neuroscience, 28, 3586-3594

·  Siegel, D.J. (2014). Mappe per la mente. Guida alla neurobiologia interpersonale. Raffaello Cortina Editore: Milano.

·  Siegel, D.J. (2014). La mente adolescente. Raffaello Cortina Editore: Milano.

· Panksepp J., Biven L., 2012, The Archeology of Mind. Neuroevolutionary Origins Of Human Emotions, New York, W.W. Norton & Company (tr. it. Archeologia della mente. Origini neuroevolutive delle emozioni umane, Milano, Cortina, 2014).

·  Palmonari (a cura di) (2011). Psicologia dell’Adolescenza. Il Mulino

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