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Con il termine Psicoterapia, si intende una pratica terapeutica che consiste nel trattamento dei disturbi e problemi psicologici. Può essere rivolta sia sul singolo individuo che alla famiglia, alla coppia o ad un gruppo di persone. Avviene nel pieno rispetto della riservatezza e del segreto professionale, con un importante riguardo alla relazione che si instaura con il paziente. Può definirsi “un processo di cambiamento”, che permette al soggetto di trovare una propria stabilità nel mondo, in base alle proprie caratteristiche.

Vi sono differenti approcci in psicologia, i quali influenzano le tecniche e le modalità utilizzate dal terapeuta. tra i maggiomente conosciuti si possono individuare il cognitivo comportamentale, il sistemico relazionale, quello psicodinamico, l’analisi transazionale, il bioenergetico, il sensomotorio, la gestalt, e molti altri.

Per valutazione psicodiagnostica si intende una valutazione psicologica in cui si raccolgono informazioni utili per comprendere un determinato problema che si è presentato ad un certo punto della vita di un individuo.
Avviene tramite dei colloqui clinici, l’uso di test e osservazioni cliniche.
Il tipo di tecniche e strumenti usati variano di volta in volta, in base al contesto e allo scopo della valutazione, all’età e al tipo di eventuali difficoltà dei soggetti valutati.

Adolescenza deriva dal latino, è significa “crescita”. è un periodo di importanti cambiamenti, soprattutto a livello neuronale, con il cosiddetto “pruning” o sfoltimento sinaptico, con la maturazione della corteccia prefrontale e allo stesso tempo la grande attività del circuito limbico, sede delle emozioni e del piacere. Pertanto, è una condizione di evoluzione e palestra di vita per la fase successiva, quella della giovane età adulta.

Le Funzioni Esecutive (FE) sono una famiglia di processi mentali, essenziali per la salute mentale e fisica, per il successo scolastico e nella vita per lo sviluppo cognitivo, sociale e psicologico. Sono state individuate tre componenti principali come possibili core delle FE dalle quali deriverebbero i processi cognitivi più complessi: Memoria di Lavoro, la quale si occupa del mantenimento e processamento mentale delle informazioni (è fondamentale per per dar senso a ciò che succede); Flessibilità, ossia la capacità di cambiare prospettiva è l’abilità che permette di adattarsi in base ai cambiamenti che si verificano nell’ambiente circostante; Inibizione, ossia la capacità di controllare attenzione, comportamenti, pensieri ed emozioni, e di ignorare stimoli irrilevanti ai fini dello svolgimento del compito (si può suddividere in controllo inibitorio dell’attenzione, tramite l’attenzione selettiva e l’inibizione cognitiva, e autocontrollo o self control).

Per ADHD, si intende il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. E’ caratterizzato da due dimensioni psicopatologiche, quella della disattenzione e quella dell’iperattività/impulsività. Per quanto riguarda la prima dimensione, nei bambini si delinea il seguente pattern: commette errori di distrazione, ha difficoltà a mantenere l’attenzione, spesso sembra non ascoltare, non porta a termine i compiti di scuola, ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti, è facilmente distratto da stimoli esterni. Nei bambini, la seconda dimensione prevede il seguente pattern: difficoltà a rimanere seduto, spesso incapace di giocare tranquillamente, spesso parla troppo, spesso “spara” una risposta, ha difficoltà nell’aspettare il proprio turno, spesso interrompe gli altri o è invadente.

Con il termine età evolutiva, in psicologia si intende quella fascia d’età che va dalla nascita all’adolescenza. E’ un range molto ampio, senza una suddivisione univoca per tutti, ma che in generale pone l’attenzione sullo sviluppo e la crescita del bambino. In linea di massima, possiamo individuare tre aree all’interno di questa fase: quella prescolare, quella scolare e quella della preadolescenza. La prima, va dai 2 ai 6 anni circa, ed è definita prescolare perchè precede la scuola elementare, tuttavia si caratterizza già per l’inserimento del bambino in contesti “scolastici”, quali il nido o la materna. E’ una fase molto delicata, in cui il bambino impara sempre di più a integrarsi nel mondo dei pari e a conoscere ambienti al di fuori di quelli familiari.

L’ansia è uno stato psichico che una persona prova, prevalentemente in modo cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura relativa a uno stimolo ambientale più o meno specifico, il quale si esprime sotto forma di stress per l’individuo. Di per sé non sarebbe patologica, ma quando inizia a disturbare in modo sostanziale e crea delle limitazioni all’individuo lo diventa. L’ansia può essere di stato o di tratto. Cerchiamo di capire cosa vuol dire. L’ansia viene definita di stato quando vi è un’attivazione di uno stato di allarme al momento dello stimolo; l’ansia diventa di tratto quando è una caratteristica permanente di personalità. Possiamo fare ulteriori classificazioni dell’ansia.

Il disturbo oppositivo provocatorio (DOP) rientra nella categoria dei disturbi del comportamento del bambino. Le caratteristiche classiche di questo pattern sono: irritabilità, collera ed eccessiva aggressività. Si manifesta nei bambini in età scolare. Dal momento della diagnosi, è opportuno intervenire immediatamente con le dovute strategie per gestire la rabbia e facilitare il suo inserimento sociale e scolastico. Questi individui assumono dei comportamenti negativi e ostili, sia con adulti che pari, con manifestazioni di opposizione e sfida nei confronti degli altri. Il risultato è che questi bambini non riescono ad adattarsi al contesto sociale e alle regole.

La depressione è una psicopatologia molto comune e rientra nell’area dei Disturbi dell’Umore.
I sintomi più comuni sono pensieri automatici negativi, relativi a temi di sfiducia in se stessi, incapacità, indegnità, non amabilità, senso di fallimento personale. La visione negativa oltre ad essere rivolta verso di sé, lo è anche verso gli altri, percepiti per es. come disinteressati e/o denigranti, e verso il mondo, inteso come ambiente ineluttabile, problematico o insopportabile. Anche la visione del futuro viene intaccata: tutto risulta complicato e insormontabile, come il presente, pertanto il risultato è spesso quello di un blocco e inattività. Questa reazione protegge l’individuo, prevenendo così un ulteriore fallimento.

Per trauma si intende un evento altamente stressante o traumatico per l’individuo; lo stesso trauma può provocare differenti reazioni in diversi soggetti che lo vivono. Il tipo di evento può essere vissuto direttamente o indirettamente dalla persona, può coinvolgere il singolo, una famiglia, un nucleo di persone o addirittura una comunità, come per es. catastrofi naturali. Possiamo differenziare un trauma in “Semplice” e in “Complesso”. Il primo riguarda di solito persone adulte, rispetto ad un evento che ha un inizio ed una fine. In questo caso si ha un’attivazione dei sistemi di difesa e quindi del sistema di allarme: c’è stato un pericolo, sarò ipervigilante finchè non percepirò che tutto sta tornando a posto. Se l’individuo viene da una storia di attaccamento a figure di riferimento sicure, si ha un ripristino veloce del senso di sicurezza; al contrario se si viene da pattern relazionali disfunzionali, vi può essere una possibile cronicizzazione e un possibile PTSD, ovvero un Disturbo Post Traumatico da Stress.

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